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Il kiwi è buono e fa bene, al via la campagna nazionale per promuovere il consumo del frutto leader in Piemonte e Lazio


Parte in questi giorni la campagna di promozione e comunicazione istituzionale dell’Organizzazione Interprofessionale ortofrutticola italiana (Ortofrutta italia) a sostegno dei consumi di kiwi nazionali, con il patrocinio del ministero delle Politiche Agricole, alimentari, forestali e del turismo. L’iniziativa si articolerà in tutto il territorio nazionale, fino a tutto marzo, in alcune migliaia di punti di vendita di tutte le maggiori catene della distribuzione moderna e nei negozi del dettaglio specializzato con la partecipazione degli operatori grossisti dei principali mercati agroalimentari.

I punti vendita esporranno locandine, poster e altro materiale similare che con lo stesso layout richiameranno l’attenzione del consumatore alla stagionalità, alla territorialità e alla qualità, evidenziando soprattutto gli aspetti “salutari” di questo prodotto: l`altissimo contenuto di vitamina C, di antiossidanti, di potassio e di fibre.  Redatto dal Comitato di prodotto dell`Organizzazione Interprofessionale un vademecum per una corretta gestione di questo frutto lungo tutta la “filiera logistica”, dalla raccolta, alla frigoconservazione, fino al punto vendita.

Il Piemonte rappresenta la seconda regione italiana, dopo il Lazio, per la produzione di kiwi, con circa 5.000 ettari, distribuiti nella Provincia di Cuneo e in quella di Torino, fin a coprire oltre il 20% della produzione italiana. Purtroppo non è ancora stato risolto il fenomeno della moria del kiwi che nel 2018 si è manifestato con una gravità ancora superiore agli anni precedenti. Lo ha affermato il presidente di Agrion, Giacomo Ballari nell’incontro sul tema che si è svolto il 14 settembre scorso presso il campo sperimentale di Saluzzo, nell’ambito del Progetto KIMOR, finanziato dalla Regione Piemonte. Obiettivo era, in particolare, quello di aggiornare i produttori sullo stato di conoscenze acquisite in questo anno di prova presso il campo sperimentale.

Per contrastare la moria occorre continuare ad agire con prontezza e attenzione. Quanto agli impianti già esistenti ubicati in zone a rischio o che presentano “avvisaglie”, le misure proposte da Agrion comprendono la valutazione ponderata dei volumi irrigui, l’esame delle condizioni dell’apparato radicale, l’erpicatura dell’interfila e l’assolcatura centrale, il mantenimento di un numero adeguato di rami in rapporto all’effettiva attività potenziale delle radici, l’impiego oculato di prodotti fitoregolatori.

Per tutelare i nuovi impianti, dice Agrion, è importante un preventivo studio del suolo, una preparazione adeguata del terreno (distribuzione di sostanza organica, baulature, sovescio), un impianto irriguo che soddisfi il fabbisogno idrico della specie relativamente alla natura del terreno insieme alla predisposizione di strumenti atti a verificare l’effettivo stato idrico (tensiometri). Irrigare in base all’effettivo fabbisogno, inoltre, è considerato fondamentale.