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Boscaioli piemontesi in campo contro la Regione


Novantacinque aziende di boscaioli piemontesi, in gran parte di comprovata esperienza, cancellate dall’albo delle imprese forestali per non aver frequentato i corsi di formazione previsti dalla Regione. Le proteste dell’Associazione regionale boscaioli (Areb): sì all’obbligo di corsi per i giovani potenziali boscaioli ma, relativamente alle aziende che operano da decenni nel settore, si valorizzino le competenze professionali.
In Piemonte i corsi hanno durata di 120 ore, in Lombardia e Trentino di 40 mentre in Veneto ed altre regioni italiane le aziende già esperte sono esonerate.
Sul caso della cancellazione dall’albo delle imprese forestali di 95 aziende piemontesi, con serio rischio di ripercussioni su numerosi posti di lavoro, è intervenuto il presidente dell’Areb, Eugenio Lavarini.

“Molto è stato “detto” e “fatto” sul tema della formazione professionale. Tra le cose positive segnalo il modulo F., come strumento formativo valido se rivolto ai giovani potenziali boscaioli. Tra le cose negative segnalo sempre il modulo F quando rivolto ai professionisti in possesso di esperienza, competenza e capacità operative. Esempio: Quando ci avviciniamo ad un bosco ed abbiamo intenzione di comperarlo dobbiamo mettere in atto le nostre capacità “estimative”, tale azione comporta scarpinate su e giù, in lungo ed in largo cercando la via di esbosco più sicura e conveniente, verificando l’esistenza di ancoraggi per le portanti, intuendo gli eventuali “franchi” di passaggio dei carichi o gli eventuali sostegni (pipe-scarpe ) da piazzare sull’ipotetica linea. Il ricondurre queste competenze ad un modulo F inteso come strumento essenziale per il raggiungimento di un titolo professionale risulta umiliante sia professionalmente sia a livello umano, anche perché molti di noi la motosega non la usano più o poco. A questo punto dobbiamo chiederci: perché tutto questo sta succedendo? Perché da una parte abbiamo un apparato politico scarsamente motivato e debole, dall’altro un funzionariato forte ed agguerrito ed in mezzo ci siamo noi boscaioli. Apparato politico debole perché pur avendo a nostro favore l’art. 31 del regolamento Forestale che individua gli “operatori professionali” ci scontriamo nella volontà dei funzionari che non accettano tale norma legislativa e la ignorano imponendo la frequentazione ai corsi del modulo F, ricattando le imprese forestali che “non vi aderiscono” mediante la cancellazione dall’albo delle stesse. Quindi funzionari forti convinti di essere nel giusto che hanno prontamente riempito quel vuoto lasciato dalla debolezza politica. Per poter uscire da questa incresciosa situazione che vede AREB impegnata nel tentativo di far rispettare il diritto, supportata dalle associazioni di categoria, CIA, Coldiretti e Confartigianato, è stato usato lo strumento legislativo democratico disponibile contro l’arbitrio della Pubblica Amministrazione ossia il ricorso al Difensore Civico il quale con provvedimento del 28 gennaio 2014 ha invitato il Settore Foreste ad un incontro con le associazioni di categoria predette al fine di dare attuazione all’art. 31 per il riconoscimento della professionalità delle imprese ai sensi della normativa vigente. La risposta a tale invito è stata la cancellazione dall’albo delle imprese che non hanno aderito ai corsi di cui all’allegato F pur avendo diverse imprese frequentato i corsi di cui al D.leg.vo 81/2008. Tali funzionari ignorano il fatto che i boscaioli sono sempre esistiti e che quindi hanno una loro professionalità, sono portatori e depositari di una vecchia cultura. Non sono stati creati dalla legge forestale n. 4/2009 come vogliono loro, quindi questo provvedimento da parte del funzionariato-burocratico ha uno sfondo reazionario nel contesto forestale odierno, che risulta frenante non innovativo sia nell’evoluzione culturale che in quella produttiva. E’ anche contrario agli scopi e finalità delle leggi forestali sia regionale che nazionale. Questa fatto, tra i vari tentativi di zittire Areb, ha prodotto altresì una situazione incresciosa, ha messo boscaioli contro boscaioli. Boscaioli in possesso del requisito burocratico contro boscaioli senza requisito burocratico, indipendentemente dal fatto che gli uni o gli altri abbiano il possesso del vero saper fare a 360° in bosco. L’ennesima guerra tra poveri!. Ai boscaioli dico: se qualcosa secondo voi non và, non abbassate la testa per il semplice quieto vivere, perchè domani sarete costretti a mettervi in ginocchio. Areb si è fatta carico di molte problematiche del settore, tra queste la formazione per veder rispettato l’art. 31. Se non interverranno modifiche dell’albo come proposto dalle Associazioni di categoria, dovrete obbligatoriamente frequentare tutte le 120 ore; dovrete ancora rinnovare annualmente l’iscrizione, dovrete sottostare a questa politica forestale che sta letteralmente mettendo in ginocchio numerose imprese. Non è infatti sostenibile che i “controlli” debbano interessare quasi esclusivamente le imprese che effettuano la comunicazione di taglio e non soprattutto i tagli “per uso famigliare” che tali non sono e sono fatti da coloro che fanno altre professioni, in barba anche alle norme forestali e circolare dell’assessore Sacchetto prot.101/AGR del 14.02.2011, sollecitata e promossa da Areb per arginare detto deleterio fenomeno in difesa delle imprese. E tutto ciò sarebbe la risposta della Regione Piemonte alla grave crisi economica dell’Italia? Un vecchio detto recita: non tagliare il ramo su cui sei seduto…”.

LE RICHIESTE DEI BOSCAIOLI
Con D.L. 227/2001 viene demandata alle Regioni l’istituzione degli albi per la formazione e crescita professionale delle imprese forestali. Solamente alcune Regioni del Nord (Trentino, Lombardia e Piemonte) hanno attuato tale norma ma in maniera diversa da Regione a Regione.
L’art. 31 del regolamento forestale prevede che la Regione Piemonte rimoduli i corsi di formazione di cui all’allegato “F” del regolamento per “accrescere” la professionalità delle imprese. Areb chiede che vengano valorizzate le competenze professionali acquisite con decenni di lavoro, incluse anche le imprese che pur lavorando da una vita, lavorano male con l’illusione di lavorare bene e la presunzione di pensare di non avere niente da imparare. “La formazione è un argomento spinoso – rileva Areb – che di riflesso tocca tanti aspetti del lavoro. Bisogna però non cadere in errori grossolani non riconoscendo la professionalità di quelle imprese che lavorano da decenni e pur avendo fatto anche i corsi previsti dal D.Leg.vo 81/2008 non vengono riconosciuti dalla Regione e sono costrette, di conseguenza, ad impegnare ulteriori risorse umane ed economiche per poter dimostrare di avere il requisito professionale per poter continuare a lavorare.