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Alla battaglia del Brennero arrivano 1000 piemontesi


Circa diecimila allevatori e coltivatori della Coldiretti, di cui 1000 dal Piemonte, anche con i loro trattori, presidiano il valico del Brennero nell’ambito della mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia” per difendere l’economia e il lavoro dalle importazioni di bassa qualità che varcano le frontiere per essere spacciate come italiane.
Autobotti, camion frigo, container saranno verificati dagli agricoltori e dagli allevatori per smascherare il “finto Made in Italy” diretto sulle tavole in vista del Natale, all’insaputa dei consumatori per la mancanza di una normativa chiara sull’obbligo di indicare l’origine degli alimenti.
Attraverso il valico del Brennero giungono in Italia miliardi di litri di latte, cagliate e polveri ma anche milioni di cosce di maiale per fare i prosciutti, conserve di pomodoro, succhi di frutta concentrati e altri prodotti che, come dimostra il dossier elaborato dalla Coldiretti per l’occasione, stanno provocando la chiusura delle stalle e delle aziende agricole con la perdita di migliaia di posti di lavoro. Il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo guiderà il presidio che si svolgerà in stretta collaborazione con le forze dell’ordine presenti alla frontiera.
Inoltre, si svolgerà a Reggio Emilia una manifestazione dei suinicoltori, in collegamento diretto con il Brennero. Il centro della Food Valley italiana a Reggio Emilia, vedrà un corteo che si snoderà per le vie del centro alle ore 10.30 e si concluderà in Piazza S. Prospero.
Migliaia di allevatori manifesteranno per salvare il vero prosciutto italiano, assunto a simbolo della difesa del Made in Italy nei confronti delle imitazioni provenienti dall’estero.
Dice Bruno Rivarossa, direttore di Coldiretti Piemonte, che guiderà la delegazione piemontese a Reggio Emilia: “La produzione di carni suine in Italia è pari ad 1.200.000 tonnellate, le importazioni sono pari a 994.000 tonnellate. Il consumo nazionale di carni suine e dei trasformati è di 2.158 mila tonnellate. È evidente la forte incidenza delle carni importate, che è all’incirca del 45%. Una concorrenza che ci arriva soprattutto dalla Germania con il 26%, dall’Olanda con il 20,9%, dalla Danimarca con il 16,10% e dalla Spagna con l’11,30%. Qui, la normativa sanitaria, pur essendo Paesi europei, è molto più blanda della nostra ed i costi del lavoro sono al di sotto dei nostri. Anche il carico burocratico è inferiore al nostro. La nostra non è una posizione preconcetta, poiché siamo europeisti e favorevoli al libero mercato. Quello che chiediamo è l’adozione dell’etichettatura e dell’indicazione dell’origine, affinché il consumatore finale conosca da dove arriva la carne o il salame che consuma. Il fatto di essere lavorata in stabilimenti del nostro Paese non rappresenta la legittimazione a considerare tutto Made in Italy”.