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Latte, produzione in calo, export e consumi in aumento: l’inizio della stagione promette bene


Le consegne di latte ai caseifici in Europa nel corso del 2018 sono incrementate dello 0,9%, rispetto al 2017. In Italia, l’incremento è stato del 1,00% rispetto all’anno precedente. Il dato più significativo, però, è quello del calo delle consegne di inizio anno. Nei primi due mesi dell’anno le consegne sono diminuite dello 0,4%. L’export dell’ultimo anno è incrementato del 1,86%. Gli stock di burro sono a zero, gli stock di polvere di latte magro quasi a zero!

I consumi registrano un andamento diversificato a seconda della categoria di prodotti: latte alimentare -0,38%, formaggi +1,98%, burro + 0,96%. Nel complesso si evidenzia un dato positivo.

LATTE SPOT

Nel mese di marzo 2019, sulla piazza di Milano-Lodi, il prezzo del latte spot nazionale è stato fissato a 42,46 euro/100 kg (- 3,10% rispetto al mese precedente). In calo anche le quotazioni del latte pastorizzato francese (- 3,66%) e quello tedesco (-4,39%), le cui quotazioni sono rispettivamente scese a 35,57 e 36,60 euro/100 kg. Il confronto con i prezzi del marzo 2018 sono sorprendenti: latte spot nazionale + 40,09%, latte spot francese +29,79% e il latte spot tedesco +22,82%.

Altro dato interessante è la differenza tra il prezzo del latte spot nazionale e i latti spot di importazione. La forbice tra i diversi prezzi si è fortemente allargata a favore del latte nazionale fino a raggiungere i 6 euro/100 kg. E’ evidente che c’è una forte richiesta di latte nazionale.

CREMA E BURRO

La crema, che la settimana scorsa veniva offerta agli stessi livelli della settimana precedente, sembra che da fine marzo sia rimbalzata. Qualcuno ritiene che questi aumenti siano dovuti ad una maggiore richiesta a causa delle esportazioni del burro.

Il burro, nonostante la richiesta che potrebbe venire in seguito alla carenza di crema, registra una battuta d’arresto. Il bollettino di Kempten perde cinque decimi di euro sul minimo e 10 sul massimo, quotando rispettivamente 4,00 euro/kg il minimo e 4,20 euro/kg il massimo. L’Olanda resta ferma a 4,07 euro/Kg. La Francia si sta allineando ai prezzi degli altri stati membri, avendo diminuito di 0,12 euro/kg, si è portata a 4,13 euro/Kg. Non solo: le offerte di burro sono al ribasso, sia per il burro di siero, trattato a 3,50 euro/Kg, che per quello di centrifuga polacco, offerto a 3,85 euro/kg.

POLVERE E SIERO

Per quel che riguarda il latte in polvere, i bollettini sono tra loro discordanti, con Germania e Olanda stabili e ribasso della Francia che, però, non fa altro che allinearsi agli altri due.  Molto diversa la situazione sul mercato libero, con alcune latterie che sono seriamente in ritardo con le consegne e come tali hanno una visione rialzista del mercato e arrivano a fare offerte anche superiori a 2.250 euro/Tons. Diversa la visione dei commercianti che , fino a 10 gg fa, chiedevano, per consegne fino ad agosto/settembre, un prezzo di 2.200 euro/Tons, e oggi accettano ordini a 2.100 euro/Tons. Le esportazioni sono ancora buone così come le aspettative sia di produzione che di export.

Anche il siero in polvere è discordante, con la Germania che aumenta leggermente l’alimentare e lascia invariato lo zootecnico, la Francia che lascia tutto invariato e l’Olanda che invece ribassa un po’ lo zootecnico. Sembra che in Europa l’incertezza regni sovrana.

FORMAGGI

Quotazioni medie dei bollettini europei dei formaggi in calo per il cheddar a 3,20 euro/Kg e il gouda, a 3,07 euro/Kg, stabili per l’edamer a 3,04 euro/Kg e aumento per l’emmentaler, a 4,42 euro/Kg. in Italia.

Sempre interessante l’andamento delle quotazioni dei formaggi duri in Italia. I prezzi di Grana Padano e del Parmigiano Reggiano si sono fermati ma a livelli molto alti. Il Parmigiano Reggiano con 18 mesi di stagionatura, nel mese di marzo 2019, è stato quotato sul mercato di Milano euro 12,38 /kg, +15,38% rispetto al marzo 2018. Il Grana Padano con 9 mesi di stagionatura è stato quotato sul mercato di Milano euro 7,95/kg, +30,33% rispetto al marzo 2018.

ACCORDO CETA

L’accordo Ceta, accordo di libero scambio tra Canada e Europa, sta dando buoni risultati per l’Italia e per l’Unione Europea. Secondo i dati resi noti dal Clal, le esportazioni 2018 dell’Italia verso il Canada sono incrementate del 28,8% su base tendenziale. Grazie a questa accelerazione, dovuta all’accordo di libero scambio tra Ue e Canada, approvato dal parlamento europeo nel 2017 e in attesa di ratifica da parte di alcuni stati membri, l’Italia è al secondo posto per quantità di formaggi esportati in Canada, alle spalle degli Stati Uniti, primi fornitori del Canada, ma in frenata del 16% rispetto alle quantità 2017. Gli Stati Uniti hanno comunque guadagnato terreno nel settore del latte e della panna, dove sono fornitori pressoché monopolisti, con una quota di mercato del 98%. L’accordo Ceta fa cambiare marcia anche all’export dell’Unione Europea nel suo complesso. Infatti, l’export di formaggi verso il Canada dei Paesi dell’Unione europea cresce, nel 2018, del 35,3% su base tendenziale, in parte agevolato anche da una flessione dei prezzi unitari, portando la quota di mercato dei 28 stati membri al 64%.

Nel solo mese di dicembre, l’import lattiero caseario del Canada registra una crescita del 23,7% in quantità e del 38,1% in valore, con una forte spinta dei formaggi (addirittura +97,8% in quantità e +73,7% in valore). Nel 2018 le importazioni canadesi sono cresciute complessivamente del 21,6% in quantità e del 10,3% in valore, segnando un incremento dell’11,7% delle importazioni totali calcolate in equivalente latte.

BUONA ANNATA

Il quadro sintetico che abbiamo presentato ad inizio articolo, relativamente ai tre fondamentali del mercato: produzione in regresso, export e consumi in aumento, fa ben sperare. Se queste condizioni e tendenze perdurassero, è evidente che si va verso una annata che dal punto di vista delle quotazioni potrebbe rivelarsi positiva.

Anche il prezzo del latte alla stalla ne sta beneficiando, maggiormente in Lombardia dove l’accordo Italatte, indicizzato al prezzo del Grana Padano e al prezzo del latte a livello europeo, ha portato la remunerazione del latte alla stalla a 41 centesimi litro e potrebbe incrementarsi ulteriormente.

PIEMONTE DIVISO

In Piemonte la situazione è più complessa, oggi alcuni caseifici pagano un prezzo intorno ai 39 centesimi, ma non tutti lo fanno approfittando delle divisioni della parte agricola. Perdura la situazione inerente la differenza cronica tra i due prezzi (Lombardia/Piemonte) di 1-1,5 centesimi litro che caratterizza il mercato piemontese.

 

Giovanni Battista Testa

(da: L’Imprenditore Agricolo)