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Gli agricoltori del Piemonte dal premier Conte per dire Si alla Tav, ma Coldiretti non partecipa al tavolo


Mercoledì 5 dicembre a Roma il presidente di Confagricoltura Cuneo e Piemonte, Enrico Allasia, unico esponente del mondo agricolo piemontese, in rappresentanza anche della Cia Agricoltori italiani del Piemonte (unico sindacato a non aver aderito al tavolo Si Tav è stata la Coldiretti) ha partecipato all’incontro con il premier Giuseppe Conte, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli e il viceministro all’Economia Laura Castelli, che hanno ricevuto a Palazzo Chigi una delegazione di 13 rappresentanti del mondo dell’industria, dell’imprenditoria, delle professioni e dei sindacati piemontesi favorevoli al completamento della Tav.

L’incontro ha seguito di un paio di giorni la manifestazione, che lunedì 3 dicembre alle Ogr di Torino ha riunito circa 2.500 imprenditori, tra cui anche un’ampia delegazione di Confagricoltura Cuneo, con rappresentanze da tutte le sedi della provincia, guidate dal direttore Roberto Abellonio. A portare alla platea il pensiero di Confagricoltura è stato il presidente nazionale, Massimiliano Giansanti: “L’agricoltura italiana ha bisogno di un sistema infrastrutturale moderno ed efficiente, che garantisca la piena mobilità di persone e merci e l’accessibilità all’Europa di tutte le aree del territorio nazionale, rendendo il Paese competitivo sui mercati internazionali”.

Il presidente Giansanti nel suo intervento a Torino ha ricordato che nell’Europa a 28 l’Italia è al 21° posto per quanto riguarda le strutture portuali e aeroportuali, al 19° per quelle ferroviarie, al 18° per la rete stradale. E la copertura internet interessa solo il 77% del territorio, contro una media europea dell’82%.

“Con questi numeri – ha detto il presidente di Confagricoltura – sono evidenti le ricadute in termini di competitività sul nostro sistema agricolo ed agroalimentare”.

Negli ultimi 10 anni gli investimenti infrastrutturali in Italia sono calati in maniera costante. Nel 2007 ammontavano a 13,66 miliardi di euro, nel 2010 a 3,39 miliardi di euro, nel 2015 a 5,15 miliardi di euro; mentre la Germania, sempre nello stesso anno, era a 11,69 miliardi di euro, la Francia a 10,01 miliardi di euro e l’UK a 9,07 miliardi di euro.

“Inoltre – ha aggiunto Giansanti – il 57,7% degli scambi internazionali dell’Italia avviene con gli altri Paesi dell’Europa. In tale contesto, la macroregione subalpina del Nord Italia e del Centro-Est della Francia è uno snodo cruciale dell’economia continentale e come tale meriterebbe, non solo un progetto di più forte e articolata cooperazione italo-francese, ma anche il completamento di tutte le opere infrastrutturali, TAV in primis, che possano rendere quest’area più moderna e competitiva. Senza contare che le quattro regioni del Nord d’Italia contribuiscono per il 62% al Prodotto interno lordo dell’agricoltura”.

“Al di là dei Si e dei No – ha concluso il presidente di Confagricoltura – noi siamo per l’Italia. Un’Italia che ha un impellente bisogno di interventi infrastrutturali sulle sue reti, sul trasporto, sulla banda larga, sulle città, sugli investimenti immateriali, sulla ricerca scientifica. Superare il gap infrastrutturale significa permettere di avere imprese più competitive e quindi un maggiore sviluppo dell’intero Paese”.

 

(Nella foto: Enrico Allasia e Giuseppe Conte)